La realtà virtuale è infin giunta e con lei i primi giochi, è riuscito Adr1ft ad onorare il lancio di Oculus Rift?

Data di uscita 28 marzo 2016
Genere Avventura
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Three One Zero
Distribuito da 505 Games
Versione testata PC (senza VR)
Cover

Alla fine la realtà virtuale è arrivata, Oculus Rift è stato spedito ad alcuni fortunati (e ricchi) acquirenti e tutti quei giochi che prima potevamo solo provare alle fiere o guardare in video si apprestano ad entrare nelle nostre case. Insomma, ci siamo. Eppure l’aria tesa tipica dei grandi eventi ancora non si percepisce, sarà che questa VR non sembra poter mantenere le promesse di rinnovare il gaming. O che sulla nuova tecnologia il rapporto qualità/prezzo pende fin troppo verso quest’ultima componente. Molto probabilmente entrambe le cose. Dobbiamo dire, però, che nel corso degli ultimi anni, quando le voci su Oculus Rift, PlayStation VR (allora Project Morpheus), HTC Vive e l’intera truppa di visori che li seguivano a ruota si facevano sempre più incalzanti, l’idea che ci trovassimo nei pressi di un nuovo passo in avanti per il mondo dei videogiochi era più che presente. Il tempo ci ha disilluso, lo stato attuale del parco titoli che abbraccia nativamente o sfrutta in maniera preponderante la realtà virtuale è desolante e magro, non tanto in quantità, ma piuttosto in qualità: tutto ciò che tutt’ora è stato annunciato assomiglia o ad una tech demo o ad un prodotto talmente spogliato di elementi di gameplay e di idee che difficilmente potremmo accostarlo al termine “videogame. Come si colloca in questo scenario Adr1ft, titolo di lancio di Oculus Rift? È presto detto.

recensione Adr1ft (4)

Gravity: The Videogame

Prima di galleggiare insieme a gravità zero è bene fare una premessa, il nostro test su Adr1ft è stato effettuato senza l’utilizzo di Oculus Rift, tuttavia siamo convinti che usufruire del visore migliori l’esperienza di gioco, senza però portarla su livelli troppo distanti da quella che può essere vissuta con un normale monitor. Tutto ciò non ha moltissima importanza perché, come vedrete, ad Adr1ft possiamo affibbiare quei ben poco lusinghieri appellativi che abbiamo riferito ai giochi per la realtà virtuale.
“Ma c’è lo spazio! La vista è unica e l’atmosfera sublime! Si danza sulle note illustri di Debussy e Beethoven, anelando, tra una boccata d’ossigeno ed un’altra!”
No. Nulla di tutto ciò riesce a sanare l’estrema povertà del gioco dei Three One Zero, un problema che si annida sotto un usbergo che inizialmente potrebbe far ben pensare. L’impatto iniziale è infatti molto positivo, tutti coloro che hanno ammirato il pluristatuettato Gravity si sentiranno immediatamente nei panni di Sandra Bullock o George Clooney pronti ad impattare con le sofferenze da sopportare stoicamente per sopravvivere. La più mastodontica di queste è il gioco stesso. Non perché le meccaniche siano state sfruttate male, o perché le rovine derelitte dell’ex stazione spaziale dove ci aggiriamo siano vessate da bug inenarrabili, la sensazione è più accidiosa, non sono la rabbia o lo sconforto le emozioni predominanti nel lento incedere in compagnia di Adr1ft, a dire il vero non ci sono proprio emozioni.

recensione Adr1ft (6)
Non vogliamo essere cattivi, e anche se è difficile scovare l’anima del gioco dobbiamo ammettere che ci sono anche cose buone, il cui fascino si esaurisce, però, nella prima trentina di minuti. In cima a tutte l’atmosfera, la bellezza dello spazio siderale e i colori sgargianti della stazione spaziale che ospita serre colme di piante rigogliose e porzioni semidistrutte dove ancora si percepisce il calore degli astronauti, intenti ad eseguire le solite mansioni di routine prima che accadesse il patatrac. Sorprendentemente il nostro vagheggiare assorto dalla bellezza del contesto sarà calamitato anche da registrazioni audio e messaggi scritti, che dipingeranno un canovaccio narrativo con l’intento di far breccia nei nostri cuori raccontando il dramma dei compagni della protagonista, rimasti uccisi. Missione fallita anche in questo caso, abbiamo apprezzato che lo studio si sia dedicato a questo aspetto, anche se non possiamo passare sopra all’inefficacia dell’impianto narrativo il quale si configura come un semplice vezzo e nulla più: dialoghi vacui, sdolcinate confessioni e affreschi di vita quotidiana si susseguono e fanno capo ad un inspiegabile mutismo della protagonista, che tace anche quando interpellata da comunicazioni radio.

recensione Adr1ft (5)

Nello spazio nessuno può sentirti soffocare

Finora non abbiamo tirato in ballo la meccanica più importante (unica?) di Adr1ft. Non ci sono enigmi, né situazioni in cui contano i riflessi, c’è solo puro e semplice istinto di sopravvivenza. La nostra astronauta è infatti a corto di ossigeno e per inizializzare la procedura di salvataggio dovrà muoversi con il sistema di propulsione, quindi utilizzare il prezioso gas, e respirare. Fortunatamente sparsi per la stazione spaziale troveremo dei contenitori di ossigeno fluttuanti liberatisi a seguito dell’incidente. A questo punto annunciamo l’ingresso di un’altra caratteristica interessante: i controlli e il movimento in generale non rispettano, ovviamente, la fisica terrestre, sarà quindi molto difficoltoso spostarsi e provare a prendere oggetti, il rischio di cozzare contro elementi ambientali e danneggiare la tuta sarà sempre dietro l’angolo. Dopo un po’ di pratica riusciremo a sormontare la scomodità (voluta) dei comandi di movimento e la lentezza della telecamera, così i nostri spostamenti diverranno più agevoli e rapidi, soprattutto diminuirà il rischio di diventare una pallina da flipper sbatacchiata di qua e di là. Se vi dicessi che è tutto qui ci credereste? Be’ dovete farlo per forza, perché è così. Si avanza a passo di pachiderma fino ad un terminale, si attiva il terminale e si va verso il prossimo obiettivo, si ammira il paesaggio ed eventualmente si potenzia la nostra tuta spaziale, si ritorna al punto di partenza passando per posti già visitati e nel mentre si raccolgono collezionabili e si ascoltano registrazioni, si ricomincia da capo. Questo tran tran durerà fino al termine del gioco che arriverà dopo circa 3 o 4 ore. Avvincente vero?
Come abbiamo scritto più in alto il paesaggio è un ottimo motivo per viaggiare avanti ed indietro, non vogliamo smentire, ma fidatevi che la noia ad un certo punto vi soffocherà e la bellezza della Terra sotto di noi (talmente bella che è probabilmente stata realizzata con vere e proprie foto satellitari) non vi impedirà di invocare i raggi B, invasioni aliene, George Clooney che vi offre un caffè, insomma qualsiasi cosa che doni un po’ di movimento e smuova quella piattezza sconcertante.

recensione Adr1ft (1)
Se guardiamo l’opera prima dei Three One Zero da uno scorcio che lascia intravedere solo gli elementi relativi al comparto tecnico c’è ben poco da criticare. Adr1ft utilizza in maniera ottimale l’Unreal Engine 4 restituendo un impatto visivo più che gradevole accompagnato da solide prestazioni. È soprattutto il sistema d’illuminazione a sorprendere, insieme alla palette cromatica accesa degli ambienti della stazione spaziale, la quale di contraltare è caratterizzata da un level design monotono e spesso ripetuto. Messo da parte anche un po’ di aliasing e alcuni elementi non molto dettagliati, possiamo promuovere il comparto grafico di Adr1ft. Questo è l’unico aspetto che giustifica una prova con Oculus Rift, al quale bisognerebbe accoppiare dei controller con sensori di movimento per sperimentare meglio la fisica del gioco e sentirsi davvero in orbita intorno alla Terra. È un peccato che sia tutto qui.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core 2 Quad CPU Q9550 2.83 GHz / AMD Phenom 9850 2.5 GHz
Scheda Video NVIDIA GTX 650 2GB o AMD HD7770 2GB
Memoria 8 GB
OS Windows 64bit
PRO
Ambientazione riuscita accompagnata da un comparto grafico di tutto rispetto
CONTRO
Corto, ripetitivo e tremendamente noioso

Commento

Adr1ft è praticamente una tech demo per Oculus Rift, un prodotto che fa spalancare la bocca per la prima mezz’oretta, ma che poi si tramuta in un’avventura lenta, senza mordente, noiosa. Se ci trovassimo in un luna park e il gioco fosse un’attrazione allora andrebbe pure bene, ma trattandosi di un prodotto commerciale venduto sotto l’etichetta di “videogame” la situazione cambia, ed in peggio. Ci si sente dispersi nello spazio come in Gravity, solo che la pellicola di Cuarón era infinitamente meglio.
5.5