Se i videogames all’inizio della loro vita hanno suscitato tanta curiosità, ad oggi è davvero difficile dargli una definizione certa: alcuni li reputano una forma d’arte, altri un divertimento banale, altri ancora un passatempo come altri, ed a essere sinceri pure per noi appassionati alla domanda “perché giochi ai videogames?” non è facile dare una risposta certa. Con questo speciale noi di Gamesquare vogliamo cercare di fare chiarezza, e quale miglior metodo se non partire dagli albori?

Space Invaders Speciale

Aprite i libri di Storia

Non è facile dire con esattezza quale sia stato il primo videogioco della storia, ma si narra che nel 1947 fu ideato un sistema che simulava il lancio di un razzo verso un bersaglio, ispirandosi ad alcuni radar della seconda guerra mondiale.
Cosa certa è che nel 1958 il fisico William Higinbotham, notando uno scarso interesse da parte dei suoi studenti intervenuti ad un convegno, cercò di avvicinarli alla sua materia adottando un sistema che li facesse partecipare in maniera interattiva alle lezioni, simulando le leggi fisiche presenti in una partita di tennis: nacque così “Tennis For Two”, ed ebbe così tanto successo che il creatore decise di farne un uso commerciale. Dagli anni ’60 in poi col rapido sviluppo della tecnologia, anche nel settore dei videogames l’evoluzione fu rapida arrivando fino alla creazione del famoso Pong e dell’Atari 2600 nel 1977, la quale riuscì a sbarazzarsi della grande concorrenza con titoli del calibro di Space Invaders, primo videogioco a sfruttare il sonoro, Asteroids, primo videogioco nella quale vi è la classifica dei punteggi, fino a pubblicare, nel 1980, l’ormai leggendario Pac-Man.
Senza annoiarvi ulteriormente con date e nomi proseguiamo il nostro breve cammino nel 1983, data di uscita del Commodore 64 e nel 1984, anno di nascita di Tetris e del NES (Nintendo Enterteiment System). Nel 1985 fu distribuito Super Mario Bros., il quale spalancò le porte di casa ai videogames, per essere poi seguito nel 1987 da The Legend of Zelda, il quale per la prima volta diede al giocatore un mondo ed un personaggio ben definito. Nello stesso anno è da ricordare lo sviluppo del primo Final Fantasy, il quale fu il primo videogioco a sfruttare il CD-ROM, il primo ad essere convertito per Windows ed il primo a passare dal 2D al 3D. Niente male. Passiamo poi al 1989, con l’uscita sul mercato del mitico Gameboy con il suo Tetris, al 1992, data di uscita del primo sparatutto in soggettiva: Wolfenstein 3D e Doom, sicuramente uno dei giochi più importanti della storia per PC.
Negli anni a venire abbiamo la nascita di PlayStation, SEGA, Nintendo 64 e così via, fino ad arrivare ai giorni nostri, ma non ci soffermiamo più di tanto poiché con queste righe non vogliamo fare un trattato di storia dei videogames, ma solo capirne gli inizi, e ci scusiamo in anticipo per quelle console e quei giochi non citati i quali, nonostante la loro anche breve vita, hanno saputo cambiare radicalmente il concetto di videogioco.

Mario Bros Wii U Speciale

Ti aspetto Online

Pensare che appena 25 anni fa, un baffuto omino pixellato che saltava qua e là per lo schermo creava meraviglia e stupore da tutti i pori ci fa riflettere su quante energie e risorse siano state spese in questo settore, dandoci la conferma che, volenti o meno, i videogames rappresentano una grossa parte della nostra società, rappresentandola per quello che è.
Negli anni ’80 avevamo musichette frenetiche, personaggi che saltavano a destra e a sinistra, picchiaduro, vi era un gameplay frenetico, tutto rappresentava il mondo di allora ed il suo pensiero. E oggi? È sempre difficile analizzare la società in cui si vive, ma certo è che la straordinaria rivoluzione creata da internet e dagli MMPORG, diciamo pure World of Warcraft, è incredibile e si adatta davvero bene al nostro modo di essere: se una volta il videogioco era un qualcosa di privato, di personale, oggi sentiamo il bisogno di condividere la nostra esperienza con altri in tempo reale, proprio come quando pubblichiamo la foto della nostra cena sui vari social network.
Il gioco online è diventato quasi più importante del single player, così come è d’obbligo avere classifiche su classifiche, premi su premi, ricompense su ricompense; oggi stiamo assistendo ad un radicale cambiamento del mondo videoludico: dal semplice passatempo siamo passati a qualcosa di più, a qualcosa di più intimo, qualcosa che vuole rappresentare noi stessi o rappresentare quello che vorremmo essere. Pur storcendo il naso, non possiamo comunque scordarci dell’invasione sul mercato da parte di smartphone e tablet, i quali, se pur vero una disgrazia per i videogiochi casalinghi, si adattano benissimo al mondo di oggi: non ci sono più ore libere a disposizione, il mondo del lavoro è flessibile, gli orari anche, spesso bisogna andare da una parte all’altra della città, così passare il tempo in autobus o in fila con una nuova app risulta l’idea vincente.
Potremmo soffermarci anche sul servizio che propone Steam e il Digital Delivery in generale, ma quello che vogliamo sottolineare è già stato detto: il videogioco è entrato nelle vite delle persone più di quanto ci si aspettasse, e non è un caso che essi siano sfruttati, ad esempio, nel gioco d’azzardo, o, con scopi più nobili, nell’educazione.

Pong Speciale

Io sono gamer

Si sa, quando un prodotto vende deve adattarsi al mercato per vendere ancora di più e sopravvivere, non fanno certo eccezione i videogiochi i quali, negli ultimi anni, hanno dato vita ad un nuovo fenomeno, anzi, ad una nuova categoria: i casual gamers. Già dal nome stesso si capisce di cosa si tratta, quei giocatori sempre in crescita, che vedono il videogioco come un passatempo, distruggendo in pochi istanti in tutto quello che noi hardcore gamers crediamo: il videogioco come arte. Non vogliamo criticare i cosi detti casual gamers, in fondo tutti noi accendiamo i nostri schermi anche per mezz’ora, un “tanto per” che ci distrae dalla vita quotidiana, vogliamo solo fare notare il fatto che, come in ogni cosa, se da un lato vi sono i sognatori, dall’altro vi sono i distruttori, i quali essendo sempre in maggior numero rispetto ai primi, detengono in pugno il mercato.Perché giochi ai videogiochi?” “Perché mi divertono”. Questa è la risposta che consigliamo di dare, non importa se vi considerate hardcore gamers, casual gamers o “qualcosa” gamers, l’importante è che quando appare il menù del vostro ultimo acquisto pensiate “Sì, sono un videogiocatore e mi piace esserlo.