I videogiochi sono qualcosa di straordinario, un prodotto che in sé sintetizza tutto quello che la creativa mente umana riesce a pensare, tutto in un unico medium. Purtroppo però, quando parliamo di videogiochi la prima cosa che ci salta in mente è: “sarà divertente? Sarà spaccamascella?” o “chissà se la storia sarà avvincente“, tutti pensieri legittimi ed essenziali, ma c’è qualcosa del medium videoludico che, pur essendo fondamentale, rimane molto spesso in disparte: il comparto sonoro.

Dopo aver dedicato uno dei nostri podcast al settore puramente visivo dei videogiochi, penso che sia d’obbligo dedicare almeno un editoriale alle crome e biscrome che accompagnano le nostre sessioni di gioco. In verità vi dico che l’argomento non era neanche stato scelto da me, ma dal nostro caro Klèy, che dopo una recusatio degna di Virgilio, ha affermato di non essere in grado di sviluppare questo tema e l’ha affibbiato a me. Vediamo se riesco a cavarne qualcosa di decente.

Sto scrivendo questo editoriale ascoltando la soundtrack di cui sopra e devo dire che la mia ispirazione e voglia di scrivere ne trae un beneficio inaspettato, ma torniamo a tastare il nerbo dell’argomento: mi rendo conto che il comparto sonoro comprende una miriade di cose che, oltre a non entrare nell’editoriale neanche a mettercele con forza, sarebbero troppo noiose da analizzare una per una e infrangerebbero il tono non troppo impegnato che voglio intraprendere. Ci sarebbero le più scontate, ma importantissime campionature ambientali, il doppiaggio, anch’esso essenziale per una fruizione migliore del prodotto, ma quella su cui mi voglio focalizzare è la musica, sempiterna e armonica, ma forse tra le tre quella meno indispensabile.

Quanto è coinvolta la colonna sonora nella trama?

È una domanda che io mi sono fatto diverse volte e un efficace modo per risponderci consiste nel guardare una scena particolarmente significativa per la trama di un Mass Effect o un Final Fantasy di turno prima con la musica e poi senza. Almeno nel mio caso è successo che l’empatia per il protagonista è notevolmente calata, nel caso di una scena drammatica, rendendo il tutto più banale e con molto meno pathos. Ma che la soundtrack fosse importante per caricare di pathos le scene più salienti lo si sapeva da tempo, ma forse sfuggiva che a volte è addirittura essenziale per i più audiofili (come me tra l’altro).

Fate così, pensate ad un gioco che, a parere vostro aveva un comparto musiche ottimo e poi pensate alla sua trama, o per lo meno sull’impatto emotivo che alcune scene vi hanno lasciato impresso sui vostri neuroni. Molto probabilmente, al ricordo, la trama del gioco apparirà affascinante e il rimembrarla sarà piacevole.

A mio giudizio quindi la colonna sonora è un fiore all’occhiello per un videogioco, un rinforzo al legame emotivo che una scena, un personaggio o un particolare momento fa con il videogiocatore, solo se è in grado di “completare il legame” un gioco può definirsi un capolavoro, altrimenti può solo dire di averci provato.

Non posso non citare alcuni esempi di giochi con musiche memorabili, a parte i vari Final Fantasy che confesso di non aver mai giocato (eretico! Al rogo!), mi piace ricordare la saga di Mass Effect, l’ottima trama è stata degnamente supportata da un comparto audio veramente molto bello da ascoltarsi, oppure The Witcher, le avventure di Geralt di Rivia non sarebbero state le stesse senza l’accompagnamento musicale composto da Adam Skorupa e Paweł Błaszczak (rigorosamente copiati ed incollati). Discorso particolare per Fallout 3 che, a lato di una scarna soundtrack che caratterizza il peregrinare per le Wastelands, l’apposita Galaxy News Radio trasmette musiche tipicamente anni sessanta a volte talmente fuori contesto da creare situazioni fantastiche. Una soundtrack, quella di Fallout 3, che rende bene e rafforza l’ironia che pervade l’intero gioco, facendogli tangere veramente da vicino l’appellativo capolavoro (per me lo è senza se e senza ma). Non posso non citare i primi Assassin’s Creed, che con le loro tracce allietavano le mie scorribande tra Masyaf e Firenze, insomma veramente ce ne sarebbero a bizzeffe da citare.

Mi prendo un po’ di spazio dedicato alla saga di Grand Theft Auto, che oltre a godere di tracce musicali numerosissime adotta un sistema molto interessante di personalizzazione musicale. È possibile infatti selezionare determinate musiche che verranno riprodotte in un’apposita radio nel gioco, così da creare la colonna sonora dei propri sogni. Molto interessante, ma a parer mio, esclusivamente limitabile ai free roaming.

L’ultima relazione che vado ad analizzare riguarda quella tra gameplay e musica, forse più sottile, ma egualmente efficace. Spesso e volentieri nei videogiochi la musica deve essere, più che bella, adatta alla situazione, poi c’è chi sa fare entrambe le cose, tuttavia questo è un altro discorso. Perchè questa affermazione così banale? Perchè la relazione tra gameplay e musica è tanto profonda quanto banale: ogni tipo gameplay esige musica adatta. È la musica “inascoltata“, quella che sentiamo ma alla quale non facciamo caso, però essa aumenta il ritmo in situazioni più caotiche e lo rallenta, fino quasi a fermarlo del tutto, in situazioni che richiedono furtività e attenzione. Forse non le ricorderemo come memorabili, ma risulteranno adatte al loro scopo e nella maggior parte dei casi questo basta ed avanza.

I videogiochi sono d’avvero un medium straordinario, dove pensate di trovare sintetizzati tutti gli elementi che ogni gioco sprizza dai suoi pori? Le colonne sonore sono qualcosa che li nobilitano ancor di più e che piano piano, almeno a mio modo di vedere, stanno facendo breccia negli interessi dei videogiocatori. Quello che io spero è che si continui in questa direzione e che tutti quelli che bollano le soundtrack come spazzatura (vero Klèy?) si ricredano e ammettano che qualcosa, alla fin fine, devono pure contare.