Salve gente da favola, negli anni ho sempre cercato di portare alla vostra attenzione il vero mondo dei videogiochi, che io intendo (e intenderò sempre) come il punto d’incontro tra arte e tecnologia, tra creatività e industria. Per tale ragione, è sempre con un misto di orgoglio e felicità che accolgo ogni occasione di parlare con persone che vengono direttamente dal lavoro con questa “ottava arte” e, soprattutto, di rendere a voi noto ciò che queste figure hanno da dire.
E’ quindi per me un onore dare il benvenuto a Fabio Viola, che condividerà qualche parola sulla sua esperienza nel mondo dei videogiochi e della gamification con me e con voi, buona lettura.

Intervista Fabio Viola 01

Salve Fabio, ti ringraziamo per averci concesso questa intervista. Che ne dici di partire presentandoti ai nostri lettori?

Sono uno dei tanti ragazzi cresciuti negli anni ’80 con i videogiochi, che ha la grande fortuna di veder combaciare la sua grande passione con il proprio lavoro. Spesso rimpiango una vita alternativa, oggi viaggio mediamente 200 giorni l’anno e l’altra mia grande passione è la storia, sarei diventato probabilmente un archeologo

So che hai ricoperto i ruoli più disparati per alcune grandi aziende del settore, dicci di più sulla tua esperienza a diretto contatto con lo sviluppo di giochi.

È una storia che inizia casualmente nel 1997, internet era da poco arrivata nelle case degli italiani ed io iniziai a collaborare con alcuni siti online. Parliamo di un’epoca in cui raggiungere 1000 utenti al mese era straordinario, si scriveva più per noi stessi che per gli altri. Dopo una lunga gavetta trascorsa su diverse testate (mi ritrovai a gestire anche l’area console di Multiplayer.it), verticalizzai l’asse del mio interesse sul nascente mercato del mobile gaming. A 22 anni fondai la mia prima start up mentre studiavo Archeologia a Pisa, tra gli assets il primo sito italiano (e terzo al mondo) Wirelessgaming.it e la rivista Giocare con il Cellulare. Pian piano venni notato dai publisher internazionali ed operatori telefonici (all’epoca l’unico canale distributivo) e mi arrivò a 24 anni una offerta dalla neonata Electronic Arts Mobile di occuparmi della loro comunicazione e marketing. Quello fu il reale spartiacque tra una passione, poco o per nulla retribuita, in un vero lavoro e la mia vita cambiò radicalmente. Mi ritrovai negli anni successivi a gestire il lancio di prodotti come FIFA, The Sims, Tetris, Need for Speed ed ancora oggi ricordo quel periodo con grande piacere. Prima dei 30 anni mi ritrovai anche a vestire il ruolo di country manager per Vivendi Games Mobile e collaborai a vario titolo con tante altre aziende come Namco e Digital Chocolate. Ho rivestito anche il ruolo di lead game designer per la business unit social di Lottomatica.
Il mio ultimo progetto sarà rilasciato questo Aprile, in qualità di producer ho gestito il progetto Father and Son pubblicato dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Ti andrebbe di condividere con noi un aneddoto sulle tue esperienze nelle settore?

Era il 2003 o 2004, mi arrivò una chiamata dall’ambasciata finlandese in Italia, volevano organizzare un meeting per presentarmi una promettente start up finlandese chiamata Rovio. Avevo avuto già occasione di provare un paio di loro titoli Java per cellulare e rimasi stupito da uno di essi, Darkest Fear (vado a memoria, spero di non sbagliare) probabilmente il primo gioco horror su cellulare in occidente. Volevano che li aiutassi ad entrare nel mercato italiano perché i vari operatori telefonici dell’epoca utilizzavano come criterio principale di selezione dei giochi la presenza o meno di un brand famoso. La stessa azienda snobbata dai distributori del Bel Paese è diventata anni dopo miliardaria con Angry Birds.

Che idea ti sei fatto sugli sviluppatori italiani? Mi riferisco sia agli studi più grandi che agli sviluppatori indipendenti.

Esclusi una manciata di studi, tanta buona volontà e talenti, qualche buona idea, poca vision e struttura.

In una intervista con EmergingSeries.net hai espresso il tuo parere sull’industria italiana dei videogiochi, sottolineando il fatto che questa è “irrilevante” a livello mondiale e che in Italia non solo si produce pochissimo, ma che i giochi sviluppati nel nostro paese vendono poche copie. Secondo te quale potrebbe essere una soluzione ideale a questo impasse?

Purtroppo non esiste una ricetta unica, la situazione si è stratificata negli anni ed ora è necessaria la convergenza di numerosi fattori:

  • Vedo positivamente il diffondersi di corsi universitari legati all’industria dei videogiochi, aiuta a formare consapevolezza e professionalità nuove. Rispetto al resto d’Europa siamo partiti con 10 anni abbondanti di ritardo.
  • Il governo sta iniziando a riconoscere i videogiochi come una industria, cosa già accaduta da decenni in Spagna, UK, Francia e Polonia. Questo concretamente significa migliori regimi fiscali, opportunità di tax credit per chi investe in videogiochi.
  • Mancanza di una associazione pura che unisca e tuteli gli sviluppatori italiani
  • Ricerca di capitali internazionali. Se si escludono alcune operazioni portate avanti da Digital Bros, vedi Ovosonico e Assetto Corsa, è necessario ragionare su scala globale per garantirsi liquidità necessaria per sostenere il ciclo di sviluppo e soprattutto un piano che sia almeno legato a 2-3 titoli.

Intervista Fabio Viola 02

Parliamo della gamification, potresti spiegare cosa è ai lettori che non la conoscono?

È un approccio progettuale e di design basato sul coinvolgimento ed emozione dell’utente prima ancora della usabilità e razionalità dell’esperienza. Il gamification designer applica i principi e le meccaniche mutuate dai videogiochi per calarle in qualsiasi prodotto e servizio (fisico e digitale). Pensiamo alle progress bar di Linkedin, alle interazioni in Nike +, ai sistemi di rating in molti siti di e-commerce. Una grande opportunità per chi mastica videogiochi per accedere ad un lavoro e contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Scrissi nel 2011 il libro “Gamification – I Videogiochi nella Vita Quotidiana”.

Recentemente hai realizzato un nuovo libro, L’arte del Coinvolgimento, ti va di dirci qualcosa in proposito?

L’arte del Coinvolgimento, scritto con Vincenzo Idone Cassone e pubblicato da Hoepli, è un saggio che mutua tanto dalle mie esperienze nell’industria dei videogiochi e della gamification. Un invito rivolto ad aziende ed enti pubblici a immaginare un mondo a misura delle nuove generazioni. Nuovi prodotti ed esperienze dove il pubblico si senta protagonista, partecipe, si emozioni proprio come accade ad un videogiocatore quando è immerso nel suo gioco preferito. Questa non è una utopia, nel libro portiamo decine e decine di esempi dal marketing alla gestione dei budget pubblici passando per le città e sanità. Coinvolgiamo le persone, è l’unico modo per avere un mondo migliore.

Intervista Fabio Viola 03

Ringrazio nuovamente Fabio Viola per quest’interessante intervista e ringrazio tutti voi per averla letta. Vi invito ad approfondire ulteriormente la conoscenza di Fabio Viola e del suo lavoro andando qui. Inoltre, se siete interessati, sempre su gamifications.com potete leggere un estratto da “L’arte del Coinvolgimento”, un libro davvero davvero interessante e che potete acquistare qui.
Per oggi è tutto gente da favola, io vi invito però a seguire ancora Gamesquare.it per restare aggiornati sulle ultime news dal mondo dei videogiochi e per leggere i nostri ultimi articoli.