La conferenza Bethesda si è aperta con un titolo atteso da molto tempo, con una storia travagliata (è stato cancellato una volta e sviluppato di nuovo partendo praticamente da zero) e a proposito del quale giravano molte voci. Il titolo, DOOM, senza numeri di sorta è la volontà di rompere con un celebre passato e inaugurare si spera un altrettanto celebre futuro. Lo abbiamo visto e non siamo rimasti di stucco, tuttavia la sua presenza sul palco della conferenza ci ha fatto divertire per la truculenza e la frenesia che non mancano mai, vediamo in cosa DOOM ci ha convinto e in cosa no.

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Ci è piaciuto

Tecnicamente convincente, magari ci saremmo aspettati qualcosina in più per un gioco che in passato dettò (o quasi ) gli standard tecnici dell’epoca, ma questo nuovo DOOM visivamente non è brutto, anzi, il gore e la violenza sono ben rappresentati da un comparto tecnico che rende bene i colori, con una particolare menzione al comparto luci ed ombre. Anche l’ambientazione infernale vista nel secondo video di gameplay aveva un’ottima atmosfera e un buon carisma.

Frenesia e violenza, i marchi di fabbrica della serie ci sono  e non possiamo che esserne felici. Le “mosse finali” garantiscono una spettacolarità senza precedenti e armi come la motosega sono in grado di riempirci lo schermo di sangue, quando i nemici a schermo cominciano ad essere in numero considerevole, poi, il ritmo d’azione si alza e non dubitiamo che la difficoltà sarà elevata, nonostante i medikit droppati dai nemici sembrano essere in ingente quantità.

Tante armi e fanservice, dico solo una parola Big Fucking Gun. E il BFG non sarà l’unica bocca da fuoco che ritornerà nel nuovo DOOM, ci sarà il fucile ad impulsi, il classico fucile a pompa, la vetusta doppietta e la motosega trash.

Multiplayer e SnapMap, anche se si è visto poco del comparto multigiocatore, sembrano esserci tutte le premesse per un buon arena, ma la cosa che più ci ha convinto è SnapMap, una feature che permette agli utenti di creare nuove mappe che potranno essere giocate in singleplayer, multiplayer e magari con qualche amico in cooperativa, garantendo grande possibilità di personalizzazione pur rimanendo semplice da utilizzare.

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Non ci è piaciuto

Le “mosse finali”, sia chiaro, abbiamo apprezzato la spettacolarità di alcune finishing, ma troviamo che l’abuso delle stesse, soprattutto negli scontri contro nemici più numerosi, riduca drasticamente il livello di difficoltà e il ritmo dell’azione. Non siamo amanti delle cose scriptate e una cosa del genere da DOOM non ce la saremmo aspettata.

Il rallenty durante il cambio armale bocche da fuoco trasportabili dal nostro marine sono sempre numerosissime, ma la dinamica del cambio arma è cambiata rispetto ai vecchi capitoli. Ora apparirà una ruota radiale che comprende tutti gli strumenti di morte a nostra disposizione accompagnata da un effetto rallenty, evidentemente pensato per le console. Non nascondiamo che, da veri puristi, abbiamo storto un po’ il naso vedendolo, ritenendo che il ritmo possa venire spezzato.

Tanto spara spara e poca storia?  È chiaro che non possiamo aspettarci moltissimo da un titolo figlio di un certo tizio (Carmack) che diceva che  La trama in un videogioco è come la trama in un film porno, ti aspetti che ci sia ma non è così importante”, ma i ragazzi di MachineGames ci hanno insegnato che anche in titoli dove la trama può essere un optional, un intreccio narrativo sufficientemente complesso può giovare. Abbiamo paura che in DOOM non sarà così, ma alla fine è il divertimento ciò che conta.