Il 2014 appena trascorso è stato l’anno di Kickstarter che, per chi fosse rimasto rinchiuso in un eremo fino ad ora, è la principale piattaforma di crowfunding, nella quale sono gli utenti a finanziare parte del lavoro degli sviluppatori. Un’idea talmente innovativa e interessante che ha portato numerosi sviluppatori a distaccarsi dagli studi tripla A, dove la libertà di pensiero e lo stile spesso erano sottomessi a prassi commerciali da rispettare rigidamente, per approdare sui dolci lidi della scena indie, in cui non ci sono tempistiche strette da rispettare e publisher scassamaroni. Al contrario di quanto era lecito aspettarsi dal lancio di questo rivoluzionario sistema di crowfunding i soldi sono arrivati eccome, soprattutto nel 2014 decretato da Kickstarter stesso il migliore di sempre: 3,3 milioni di persone hanno donato 529 milioni di dollari di cui 89,1 destinati ai videogiochi, superati solo da progetti relativi al design e alla tecnologia, mica bruscolini direte voi. Quello che è stato ancora più sorprendente, però, sono le tonnellate (letteralmente) di dollari piovute su progetti presentati da vecchie glorie del passato come Lord British con il suo Shroud of the Avatar, che strizza forte l’occhio ad Ultima Online, Brian Fargo con Wasteland 2, il quale aveva rilasciato il primo capitolo ben 26 (ventisei!) anni prima, oppure i primi della classe in quanto a space sim, David Braben e Chris Roberts, che stanno sviluppando rispettivamente Elite: Dangerous e Star Citizen. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, tuttavia le nostre intenzioni con questa nuova rubrica non sono quelle di citare una sterile lista di nomi o titoli famosi di cui vi consigliamo di seguire lo sviluppo, sarebbe oltremodo futile e decisamente poco originale; abbiamo deciso invece di grattare la superficie di Kickstarter per scovare quei titoli meno noti, ma con uno stile o delle meccaniche originali e valide che ci hanno colpito. Che il viaggio cominci.

Un tribunale di pennuti: Aviary Attorney

 

Partiamo con un’avventura grafica davvero particolare, che al momento di scrivere ha già superato lo stretch goal di 12.000 sterline e, quando leggerete queste righe, avrà completato la campagna con successo. Il gioco propostoci da Jeremy Noghani e Mandy Lennon è uno di quelli con uno stile veramente peculiare che si ama o si odia, ispiratisi ai disegni di J. J. Grandville, caricaturista francese del diciannovesimo secolo che amava rappresentare “La vita pubblica e privata degli animali” (l’opera si chiama così), Jeremy e Mandy ci catapultano in una Parigi del 1848, ricostruita con uno stile originale e abitata da curiosi animali agghindati di tutto punto. L’eroe dell’avventura è Monsieur Falcon, un rapace avvezzo alla vita forense che bazzica insieme al suo collega Sparrowson negli uffici legali Aviary Attorney che danno il nome anche al titolo, chiara parodia di Ace Attorney uscito sulle portatili di Nintendo. I due baldi pennuti dovranno prendere le difese di Bourgeoisie kitten Caterline Demiaou accusata di omicidio, bisognerà raccogliere prove e dimostrare l’innocenza del nostro cliente tramite il reperimento di oggetti sospetti o indizi, la cosa bella è che se sbaglieremo qualche nostra conclusione la storia continuerà, un po’ come succedeva in L.A. Noire con la differenza che avremo una tempistica precisa per svolgere ogni singola indagine. I nostri viaggi per la stilosa Parigi in bianco e nero saranno accompagnati dalla musica del compositore romantico Camille Saint-Saëns, autore del “Carnevale degli animali” che ci farà sentire più immersi in un mondo di galli con la parrucca e conigli in smoking.

Ragazze bellissime, ma un tantino inquietanti: But I love you

 

Delizierò ora i vostri palati da indefessi divoratori di videogame con una visual novel orientaleggiante classificata dai suoi creatori come una “dating sim” cioè un simulatore di appuntamenti, il suo nome è: But I love you. Lo ammetto, non sono un amante dei videogiochi partoriti nella terra del Sol Levante, tuttavia una delle mie prime recensioni ha trattato proprio una visual novel con uno stile che ricorda quello degli anime con un titolo veramente atipico, Don’t Take It Personally, Babe, It Just Ain’t Your Story; se quest’avventura dei Gorshatastic! ha triplicato la cifra richiesta all’inizio ci sarà un motivo e per essere consigliata da uno che non vive proprio a ramen e sake qualche qualità la dovrà pur avere. Ora, il fatto che delle belle donnine campeggino sulla pagina di Kickstarter e ci lancino quei maliziosi sguardi non ha influito più di tanto nell’inserimento di questo gioco nell’elenco (vallo a raccontare a qualcun’altro), quello che in realtà colpisce è l’originalità di questo simulatore di appuntamenti il quale ci vede, nei panni del nostro personaggio, approdare in una simpatica cittadina abitata solamente da bellezze in minigonna, queste soggiogatrici del maschil arbitrio faranno di tutto per entrare nelle nostre grazie e noi, d’altro canto, dovremo gestire i loro appuntamenti e farle divertire. Fino a qui sembra tutto al suo posto per coniare un Beautiful stile giappo, ma c’è il trucchetto, perché man mano che le nostre relazioni procederanno le ragazze diventeranno sempre più gelose e inquietanti, ecco che il gioco da simulatore di appuntamenti tutto frizzi e lazzi si trasforma in un horror game.

Atmosfere disturbanti: OMORI

 

So cosa state pensando, nonostante io abbia affermato di non digerire troppo i titoli di stampo Giapponese ne ho appena consigliato un altro, e di seguito per giunta. Non crediate che io abbia gettato la mia idiosincrasia nei confronti dell’arte videoludica orientale in una pira, ho solamente selezionato i progetti più interessanti e originali, OMORI è tra questi. In realtà il gioco è stato finanziato già da tempo, ho quindi fatto un piccolo strappo alla regola per proporvi un titolo scritto dalla poliedrica mente di OMOCAT creato con RPG Maker in grado di risvegliare il nostro interesse.Classificato come “surreal psychological horror RPGmaker game” OMORI è un surrogato enigmatico di creatività e stile ambientato in un mondo dall’aria veramente disturbante. Non arrovellatevi nel cercare di comprendere il “senso” del gioco, dal trailer non si capisce nulla e dalle informazioni relative alla storia neppure, speriamo che la sua uscita, fissata nel 2016, annerisca qualche elemento del bianchissimo mondo di OMORI.

Fantascienza d’autore: Into the Stars

 

Ci spostiamo ora dai lontani mondi orientali agli ancora più lontani e affascinanti luoghi dell’universo siderale, Into the Stars è uno space sim sviluppato da un team di cui fanno parte due ex membri di DICE e un game designer che ha già lavorato a giochi del calibro di Battlefield, Lost Planet e Shadows of the Damned, fiore all’occhiello della produzione è il nome di Jack Wall, autore di alcune delle soundtrack più belle del mondo dei videogiochi, quelle di Mass Effect. È facile valutare un progetto basandosi solo sul “pedigree” di coloro che lo stanno sviluppando, tuttavia oltre alla sicurezza qualitativa che alcune personalità si portano con se c’è quella più fattuale, leggibile e visibile anche sulla pagina di Kickstarter dedicata al gioco. Il progetto ci infila negli spaziali panni del capitano dell’Ark 13 una nave che, come lascia intuire il nome, ha il compito di trovare una nuova casa per l’umanità poiché la Terra è stata distrutta da una violenta razza aliena. Durante il nostro cammino sarà necessario ricercare risorse per la sopravvivenza, commerciare oppure combattere e molto spesso saremo posti davanti a scelte difficili; la nostra missione dovrà essere messa al primo posto, ma anche il nostro equipaggio dovrà essere curato ed impegnato nel miglior modo possibile e mai utilizzato come carne da macello in quanto un sistema di permadeath ci farà pagare ogni vita umana che perderemo. Nulla di particolarmente originale, considerando anche quanto Star Citizen ed Elite: Dangerous hanno da offrire, ma sicuramente un progetto da tenere d’occhio, anche solo per curiosità.

MMORPGoso: Identity

 

Identity è sicuramente il progetto più ambizioso tra i giochi in questo articolo, un MMORPG decisamente atipico rispetto a quelli che siamo abituati a vedere, pieni di creature fantastiche, città mirabolanti e decine di abilità e livelli, il gioco prende tutto questo e lo mette da parte creandosi una propria identità (il gioco di parole qui ci sta). Innanzitutto non ci troviamo in una terra fantastica senza spazio e tempo, ma in metropoli e contesti naturali odierni, il gioco non ci preclude nessun ambito socio lavorativo della modernità, garantendoci praticamente, prendete il tutto con le pinze, di fare quel che ci pare e come ci pare. Non ci saranno livelli o abilità, ma alcune statistiche che incrementeranno nel compiere determinate attività essenziali per l’esistenza e il mantenimento del mondo di gioco, che sarà in minima parte controllato dall’IA e per la maggior parte lasciato alla gestione dei giocatori: sicurezza, servizio ospedaliero, trasporti, ognuno di noi avrà il suo ruolo sociale. Certamente una cosa interessante ed innovativa, ma lasciare la gestione ai giocatori aumenta esponenzialmente il rischio che il mondo di gioco si trasformi in un sistema di pura anarchia, con gente che si spara con il lanciagranate per strada ed altra che scorrazza ad alte velocità con supercar da sogno, nonostante gli sviluppatori assicurino che c’è sempre qualcuno pronto a tenere le strade pulite. Il gioco sarà mosso dall’Unreal Engine 4 ed adotterà anche la tecnologia VoIP, che permette di avere conversazioni con altri giocatori direttamente in game e con un labiale abbozzato che indica che il nostro personaggio sta emettendo suoni. Decisamente ambizioso, forse troppo e ciò potrebbe essere un vero problema, ma se ciò che gli sviluppatori hanno affermato di voler creare nel gioco si rivelerà realtà il progetto potrebbe influenzare il mondo degli MMORPG, e anche vigorosamente.

Procedurale: Sol Trader

 

https://www.youtube.com/watch?v=HuC93DwNqKE

Se iniziassi a parlarvi di questo gioco dicendo che può essere considerato una fusione tra Elite, Asteroids e Dwarf Fortress la vostra attenzione si desterebbe? La risposta non può essere altro che sì, a meno che non conosciate queste glorie del passato, e dovreste recuperare date retta a me. Se avete almeno sussultato leggendo il nome dei giochi di cui sopra allora Sol Trader vi interesserà sicuramente, trattasi infatti di un action RPG spaziale basato sulla generazione procedurale di 200 anni di storia, creati randomicamente proprio dopo la genesi del nostro personaggio. Tutto, dalla storia, ai personaggi fino ai rapporti tra le fazioni sono casuali e potenzialmente sempre diversi ad ogni partita che inizieremo, una volta potremo nascere su un pianeta dal clima ostile, un’altra in uno politicamente organizzato e che ci permetterà di perseguire una carriera da parlamentare spaziale, insomma qualsiasi sarà la nostra origine potremo far crescere il nostro bel virgulto con le nostre scelte ed il completamento delle missioni. L’esplorazione spaziale sarà anch’essa una colonna portante del gameplay di Sol Trader, con la nostra fida navicella navigheremo nel cosmo con la possibilità di commerciare, ingaggiare combattimenti all’ultimo rottame con pirati spaziali oppure ricercare risorse sempre più preziose su asteroidi o planetoidi remoti, venendo incontro ai gusti sia dei più battaglieri che dei Cristoforo Colombo dello spazio, che identificano le Indie con un qualche lontano ricco pianeta. Per accontentare fino all’ultimo gli estimatori di RPG con tante libertà di scelta è stato introdotto un sistema di politica che include cinque fazioni con le quali potremo collaborare oppure osteggiare: ci sono i rimasugli del governo terrestre che difende gli ideali di giustizia e civiltà, ribelli stufi di forti tassazioni e ingiustizie o pirati senza scrupoli interessati solo al profitto. Vi siete incuriositi?

 Catacombe, mostriciattoli e gemme, tante gemme: Overture

 

https://www.youtube.com/watch?v=k8p_do9YzqM

Ho piazzato questo gioco alla fine del nostro viaggio tra le labirintiche pagine di Kickstarter non a caso, un’overture introduce infatti un’opera lirica ed io, perché anticonformista, lo metto alla fine. Fanfaluche a parte parliamo di questo Overture, un roguelike a 16 bit non troppo originale, ma sicuramente degno di fiancheggiare gli altri titoli che avete disaminato in precedenza. Ci troviamo in bui dungeon zeppi di mostruosità di ogni genere alla guida di paladini senza macchia né paura che possono essere scelti tra quattro differenti classi: guerriero, ladro, mago o sciamano per un totale di 24 personaggi; barcamenandoci negli scenari generati proceduralmente, abbattendo a mazzate un demone qua e uno là, avremo occasione di incontrare nemici particolarmente potenti e tesori che rilasceranno gemme da raccogliere per potenziarci. Ho provato il gioco grazie ad una demo (che potete scaricare da qui) ed è divertente e veramente impegnativo, tra l’altro anche accompagnato da un’ottima soundtrack in 16 bit.Quello che però pesa maggiormente è l’assenza di una vera e propria storia, promessa al poco probabile traguardo dei 10.000 dollari, e un multiplayer, anch’esso promesso, ma al praticamente impossibile traguardo dei 35.000 dollari, che potrebbe donare al gioco un punto in più al fattore divertimento e rigiocabilità. Preso così com’è Overture è, riferendomi a ciò che ho detto nell’incipit, un inizio, una buona base da tenere d’occhio su cui costruire un roguelike degno di tale definizione.

Dov’è l’Italia?

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!“. Non c’è modo più adatto che introdurre la mia delusione con dei versi che Dante scrisse nel sesto canto del Purgatorio in un’invettiva all’Italia ancora attualissima. Lo sfacelo che pian piano sta distruggendo il nostro paese è evidente anche nel deserto di titoli che ci appare se cerchiamo su Kickstarter videogiochi sviluppati in Italia, troviamo solo carcasse di progetti falliti o cancellati, che biancheggiano mostrando un riverbero inquietante. Non è solo la scarsezza di software house con budget da poter investire su progetti quello che manca al Belpaese, la mancata educazione nell’interagire con il medium videoludico e la scarsa considerazione dello stesso lasciano una profonda ferita, che brucia nell’animo di noi appassionati. E dire che noi eravamo un paese di artisti.

Tiriamo le somme

In conclusione dell’articolo è d’uopo che l’autore sveli i titoli che lo hanno colpito di più ed elegga il migliore tra di essi. I succitati giochi sono tutti (o meglio, probabilmente saranno) ottimi titoli indie, però quelli che più mi hanno colpito sono stati OMORI, con le sue atmosfere disturbanti e misteriose,Sol Trader, per la sua generazione procedurale ed i chiari riferimenti a vecchie glorie e Into the Stars, concettualmente simile a Star Citizen ed Elite: Dangerous, ma con un gameplay più sbilanciato nei confronti del management dell’equipaggio. Sicuramente come “best of the best” di questa puntata della rubrica eleggerei quest’ultimo perché, oltre ad avere un team più esperto alle spalle e quindi un valore produttivo più elevato, va incontro ai miei gusti di capitano ed esploratore spaziale. Se mi ritenete una persona di cattivo gusto e rifiutate il mio consiglio non c’è problema, ogni singolo gioco di questa raccolta è un piccolo gioiellino, vi basta sceglierne uno o più che vi interessano e donare qualche spicciolo, fatelo perché se lo meritano.