Siamo ormai da più di un anno entrati nella nuova generazione videoludica, generazione fino ad ora controversa e ricca di titoli remastered, proprio per questo motivo si sente sempre di più il bisogno non solo di titoli nuovi, ma anche di sequel di vecchie saghe di successo nelle precedenti generazioni, poi abbandonate a se stesse.
Oggi vorrei inaugurare questa rubrica con una delle migliori saghe del panorama videoludico, Crash Bandicoot.

Crash Bandicoot

Sony vs Nintendo

Correva l’anno 1996, Nintendo dopo aver sbaragliato la concorrenza dominava il mercato di videogames, anche se una piccola minaccia, poi rivelata essere la maggior concorrente di nintendo in quella generazione, bussava alla porta della casa di sviluppo di Kyoto.
Sony lanciò infatti sul mercato la prima PlayStation, console innovativa sotto il punto di vista dell’hardware e con una potenza di elaborazione impensabile all’epoca per una home console.
Le esclusive Sony sembravano essere indirizzate verso una fetta di utenza ben precisa, titoli più maturi e con una storia profonda, che tentavano di avvicinarsi al mondo del cinema.
Nintendo però aveva dalla sua parte dei titoli divertenti appartenenti tutti ad un genere, i platform.
I giochi di piattaforme con bollino nintendo infatti erano considerati dei mostri sacri ed inarrivabili dai tempi dello SNES, Sony però osò più di chiunque altro, tentò di fare concorrenza a Nintendo non solo proponendo generi differenti e un dettaglio grafico e poligonale ai massimi livelli, ma creando un platform in esclusiva con l’ambizione di creare canoni per il genere differenti da quelli Nintendo mantenendo comunque una certa maturità nei contenuti.
Crash Bandicoot, infatti, a differenza dei vari Mario e Banjoo Kazooie, proponeva un level design molto più vario e uno stile artistico più incentrato sul cupo e sullo sporco rispetto allo stile quasi fiabesco dei titoli Nintendo.
Crash è un marsupiale stupido, vuole salvare la propria sorella Coco che è stata rapita da Cortex, creatore stesso di Crash, il quale cercherà in tutti i modi di ostacolare il marsupiale con ogni mezzo a propria disposizione.
L’esercito di Cortex è formato da animali geneticamente modificati usciti direttamente dalla centrale tossica in cui Cortex vive ed esegue i propri loschi esperimenti.
Sony insieme a Naughty Dog è riuscita nel proprio intento, le meccaniche dei vari Crash erano più articolate rispetto ai titoli Nintendo e hanno dettato canoni per i successivi titoli platform, non solo centrando l’obiettivo di creare un buon titolo, ma creando anche una concorrenza immensa alla casa di Kyoto.

Crash Bandicoot 1

Crash Bandicoot

Crash Bandicoot è stato ovviamente il primo titolo della saga, il gameplay era stato studiato in maniera perfetta e pensato in modo da dare il massimo con il controller di PlayStation, il problema più grande però è stato che al lancio della console, e quindi nel periodo in cui Crash Bandicoot fu introdotto sul mercato, non esisteva ancora il DualShock, il pad disponeva solo della croce direzionale e mancava delle levette analogiche a cui ora siamo abituati, questo rendeva i movimenti del protagonista estremamente legnosi e comprometteva alcune fasi platform rendendole frustranti.
Era un difetto marcato, ma passava quasi in secondo piano vista la grafica spettacolare che spingeva veramente al limite PlayStation. Il gioco era tanto avanzato tecnicamente che gli sviluppatori furono costretti ad eliminare il famosissimo livello intitolato “Inside The Volcano“, dato che la prima PlayStation non sarebbe riuscita ad elaborare il magma.
Le ambientazioni sono grossomodo tre, ma in queste tre isole nelle quali si svolgerà il gioco, gli schemi che andremo ad affrontare saranno estremamente vari, così come le situazioni.
I boss erano carismatici, ma fin troppo semplici erano i loro pattern di attacco.
La prima apparizione di Crash nel mondo videoludico è stata ottima, ma limitata dall’hardware su cui era stata sviluppata.

Crash Bandicoot 2

Crash Bandicoot 2

Se prima ho detto che il problema più grande del primo capitolo della saga di Crash erano i controlli, con il secondo questi problemi vennero risolti non tanto grazie a Naughty Dog, ma sopratutto grazie al nuovo pad della Sony realizzato appositamente per PlayStation che prendeva il nome di DualShock, esso aggiungeva due analogici di ottima fattura.
Ecco quindi che il secondo Crash Bandicoot è stato sviluppato tenendo bene in mente questo fatto, erano state aggiunte ancora più casse di TNT e Nitro per rendere il titolo più ostico, la storia cominciava a non essere più un semplice contorno, ma anzi diventava man mano più interessante e a costruirsi una lore degna di un titolo più impegnato.
Il protagonista e l’antagonista divennero più carismatici così come i boss, che erano stati migliorati, così come i segreti contenuti in ogni livello.
Graficamente parlando erano state aggiunte e migliorate diverse animazioni, ma graficamente parlando il titolo non si discostava molto dal primo, anche nel secondo Naughty Dog ha dovuto scartare un livello presente nella beta ed uno in fase di sviluppo, il primo aveva texture troppo dettagliate, mentre il secondo effetti metereologici troppo pesanti per l’hardware di PlayStation.

Crash Bandicoot 3

Crash Bandicoot 3

Con la terza apparizione di Crash, Naughty Dog si spinse oltre ogni aspettativa, tantissimi mondi, tantissimi segreti, tantissimi boss ben fatti, più personaggi utilizzabili, animazioni nuove, armi nuove, approfondimenti della storia e miglioramenti grafici spaccamascella. Per l’epoca sembrava veramente next-gen, gli sviluppatori riuscirono, tramite stratagemmi con la telecamera, a ricreare un livello simile al già citato “Inside The Volcano” ed ad implementare gli effetti metereologici quasi ai livelli della beta del secondo Crash, il tutto mantenendo un frame-rate accettabile.
Fu spremuta ogni goccia dell’hardware di PlayStation, spingendola oltre i propri limiti.

Crash Team Racing

Crash Team Racing

Naughty Dog ha ben pensato non solo di creare una concorrenza alle saghe Nintendo nel filone del genere platform, ma anche di andare a punzecchiare la casa di sviluppo di Kyoto in un modo molto furbo.
Se Super Mario aveva una serie parallela incentrata sui kart estremamente di successo, anche Crash Bandicoot nel 2000 ha creato la propria.
Crash Team Racing era un titolo eccezionale, più divertente e vario persino di Mario Kart, che riprendeva le ambientazioni e i personaggi classici della saga. Non solo il gioco era più divertente da giocare della controparte dell’idraulico baffuto, ma persino le modalità di Crash Team Racing erano migliori e più innovative rispetto a quelle presenti in Mario Kart.
Era veramente una bellezza giocare in splitscreen con un amico, anche grazie ad una componente tecnica di alto livello.

Crash Bash

La fine dell’era Naughty Dog

Nel 2000 uscì il primo capitolo della saga di Crash non supervisionato da Naughty Dog, il titolo era un party game, altra mossa commerciale atta a creare concorrenza a Nintendo e al suo Mario Party. Crash Bash, noto anche come Carnival sul suolo nipponico, era un titolo estremamente basilare nei minigiochi, ripetitivo, ma divertente in compagnia e dotato di un comparto tecnico ottimo e una colonna sonora memorabile.
Crash Bash è stato sicuramente un buon gioco, anche se non ai livelli dei vecchi capitoli, anche a causa dell’assenza di Naughty Dog nello sviluppo del progetto.

Crash Bandicoot Wrath of Cortex

Arriva la PlayStation 2

Nuova generazione, nuovo tentativo di Sony di rilanciare il brand dopo la caduta del precedente capitolo. Inaspettatamente, infatti, l’azienda di Tokyo annuncia Crash Bandicoot: L’Ira di Cortex per PlayStation 2, Xbox e addirittura GameCube.
Scelta azzardata che ha fece piacere a molti, ma provocò la furia dei fan sfegatati del titolo che hanno visto uno dei brand di punta dell’ammiraglia Sony essere ceduto addirittura a Microsoft, anche se il dolore più grande provenne dalla comparsa del marsupiale sull’acerrima console rivale firmata Nintendo.
Sviluppato da Travellers Tales, Crash Bandicoot: L’ira di Cortex era un buon capitolo, prendeva a piene mani dalle meccaniche del terzo e vantava un motore grafico non eccezionale ma comunque di impatto.
Insomma il quarto capitolo non riportava la saga ai fasti del terzo, riusciva comunque ad essere un gioco più che discreto seppur con una trama non di alto livello e poche innovazioni rispetto al passato.

Crash Nitro Kart

Titoli dimenticabili di Vicarious Game studio

Sono stati diversi i titoli dedicati al brand sviluppati da questa casa di sviluppo, solo uno si salvava ed era Crash Nitro Kart, titolo sufficiente dalle meccaniche simili al Crash Team Racing e discretamente divertente.

Il ritorno di Travellers Tales!

Crash Twinsanity è stato probabilmente uno dei titoli più controversi del brand, mischiava le meccaniche solide dei primi 4 capitoli con altre più innovative, una trama veramente curata e un comparto grafico niente male.
La saga di Crash era tornata in forma, il titolo era veramente carino e lasciò intravedere una speranza sul futuro della saga ma…

Crash Twinsanity

Il resto

Travellers Tales abbandonò di nuovo la barca e Radical Enterteiment rovinò l’immagine di Crash con un insieme di titoli di pessima qualità.

Back Again

La saga di Crash Bandicoot è una saga travagliata sotto il punto di vista dello sviluppo, con vette e abissi sotto a livello qualitativo, ma sicuramente ha dettato alcuni canoni del genere platform.
Spero vivamente che Naughty Dog riprenda in mano il progetto e sforni un capitolo con i cosiddetti al più presto, perché magari non presentare il progetto proprio a questo E3?
Se sfumasse l’opportunità Naughty Dog spunterebbe quella Travellers Tales, una casa di sviluppo in grado di rispettare i fan e di sfornare capitoli di buona fattura, anche un nuovo Crash sviluppato da loro potrebbe rivelarsi essere un piccolo capolavoro.