Il caso No Man’s Sky è sulla bocca di tutti, se ne parla sui forum, nei siti di critica, spesso impropriamente altre volte, invece, con cognizione di causa. Insomma è il topic del momento, ma come spesso accade si tratta di una bolla destinata a scoppiare, che negli anni a venire verrà quasi dimenticata. Nonostante questo è nel nostro interesse e in quello dell’intera industria dei videogiochi che si parli di quanto accaduto e si faccia chiarezza. Da una parte abbiamo Hello Games, tacciata di aver condotto, insieme a Sony, una campagna di marketing scorretta e strapiena di menzogne, con feature annunciate ma non presenti nel gioco completo. Dall’altra gli utenti imbufaliti, che hanno dato il via ad una vera e propria class action fatta di rimborsi su Steam, alcuni con modalità piuttosto discutibili, e ingiurie nei confronti di Sean Murray e del suo team. Da che parte sta la ragione? Come in moltissimi altri casi la verità sta nel mezzo.

No Man's Sky murray 2
Quante corbellerie ci hai raccontato caro Murray.

Pubblicità ingannevole

Facciamo un passo indietro, poiché il caso No Man’s Sky è l’ultimo di una lunga serie, preceduta da un numero esorbitante di prodotti con una campagna marketing ingannevole, nonché sorretti da menzogne o mezze verità. D’altronde si sa, i videogiochi sono ora un medium di massa e le società pensano soprattutto a spillare soldi ai “poveri malcapitati”, questo non vuol dire, però, che bisogna accettare la situazione così com’è. Il marketing è, allo stato attuale, un mezzo per creare hype ed obnubilare i sensi degli utenti, costringendoli a compiere acquisti senza cognizione di causa. Esempi eclatanti sono da ricercare soprattutto in fiere come l’E3 scorso, dove la conferenza Sony ha sparato bombe piuttosto significative a livello di pura “attesa”, ma estremamente nebbiose in quanto a concretezza. L’esempio più calzante è proprio Death Stranding, un enorme polverone senza sostanza. Ok alla guida del progetto c’è uno dei game designer più amati dell’intera industria, ma sbloccare i preorder per un gioco ancora in fase più che embrionale non è molto corretto, e ci sarebbe da chiedersi quale folle abbia investito in questo modo il suo denaro. Anche in questo caso si potrebbe cadere in una spirale infinita, citare i downgrade, i tagli di contenuti, le affermazioni “paracule” e altre cose molto sgradevoli, ma il succo del discorso è che non bisogna lasciarsi abbindolare. L’era in cui si compravano i giochi a scatola chiusa e ci si divertiva perché tutto era nuovo, inesplorato, sono purtroppo finiti. Le attese spasmodiche, le scimmie che pesano sulle nostre spalle, la voglia matta di provare un titolo presto in uscita devono essere accantonate. L’hype è una brutta bestia, e per quanto non sia una cosa negativa, ora lo è diventato, in una scena in cui ci possono essere giocati brutti scherzi anche da nomi insospettabili. L’atteggiamento del giocatore saggio deve quindi essere necessariamente l’atarassia, di conseguenza addio ai preorder e agli acquisti al day one, i quali ormai si sono trasformati in una fonte inesauribile di delusione e mancanza di rispetto.

Death Stranding Kojima
Per molti Hideo Kojima è un vero e proprio dio, ma Death Stranding è ancora troppo inconsistente per essere atteso allo spasimo.

Guardare una realtà che ci accompagna fin dall’infanzia con occhi estremamente critici e, a tratti, persino cinici, è davvero triste, tristissimo. Considerare le fiere, da sempre un’occasione unica per tutti i giocatori, come realmente sono o sono diventate lo è forse allo stesso modo. Purtroppo l’illusione funziona solo quando si vive in un ambiente corretto, dove il rapporto tra produttore/fruitore non travalica mai la sacra linea dell’etica e del rispetto. Poi quando qualcosa esce fuori da binari così armoniosi si rompe tutto, ci si rende conto che il mondo dei videogiochi, opere che molti vogliono chiamare persino arte, ha dei risvolti beceri, che trovano il loro peggio un mercato marcio in più punti e che, giorno dopo giorno, si incancrenisce sempre più. Una visione troppo pessimistica? Forse. Ciò non toglie che ogni utente deve tutelare sé stesso informandosi (poi quanto questa “informazione” sia valida è un altro discorso) ed evitando per quanto possibile ogni forma di comportamento nocivo, come i succitati preorder o acquisti al dayone. Inoltre sarebbe opportuno che facesse sentire la sua voce di protesta più spesso, senza adagiarsi su situazioni che, essendo normali nell’anormalità, svuotano ogni suo spirito combattivo. Anche questo è importante, perché non passino inosservati alcuni fenomeni che si sono normalizzati per colpa di un’utenza che non ha reagito con abbastanza veemenza, lasciando correre o magari foraggiando chi perseguiva modi di fare scorretti.

Aliens Colonial Marines
Anche quella “bellezza” di Aliens Colonial Marines fu supportato da una campagna marketing cristallina. Così tanto che Gearbox rischiò azioni legali nei propri confronti.

No Man’s Sky Gate

Lasciamo da parte queste premesse piuttosto generali per tornare sull’episodio principe, cioè il caso No Man’s Sky. Che il gioco sia stato preceduto da una campagna promozionale scorretta è innegabile, ma il fragore che si è venuto a creare dopo il lancio è solo colpa di questo fenomeno? Ovviamente no. Hello Games detiene senza ombra di dubbio le maggiori responsabilità e sicuramente merita critiche per quanto successo, anche gli utenti, però, devono assumersi alcune responsabilità. In molti, infatti, stanno richiedendo o hanno già richiesto un rimborso su Steam per il denaro speso nell’acquisto del titolo, ma nel marasma generale, tra cui si trovano quelli che rivogliono indietro il denaro per un motivo valido, ci sono alcuni che approfittano della situazione per fare i furbetti. Stiamo parlando di persone disinformate all’apice, che hanno acquistato il gioco facendosi un’idea di pura fantasia riguardo ad esso, quando poi hanno scoperto che il prodotto non veniva incontro ai loro interessi hanno sposato la causa di molti altri per convenienza e non per sentita partecipazione. Lo stesso discorso vale per utenti che si sono fatti rimborsare dopo un numero spropositato di ore, uno addirittura dopo 50, se questo non è giocare a sbafo ditemi voi come lo definireste.

Recensioni Steam No Man's Sky
Su Steam le recensioni negative di No Man’s Sky fioccano, così come le richieste di rimborso, alcune legittime altre molto sospette.

Questi episodi, che pure sono spiacevoli, non devono però produrre una reazione altrettanto spiacevole, e cioè portare ad identificare come colpevole la massa di caproni che acquista senza informarsi e poi si lamenta. Gli utenti, lo abbiamo detto, hanno le loro colpe, ma ci sono così tante differenze tra uno che gioca a sbafo e chiede il rimborso dopo 50 ore e un Sean Murray che conta frottole per vendere il suo prodotto? Si tratta in entrambi casi di disonestà. È mia intenzione affermare che sono contrario a qualsiasi atteggiamento da “Far West”, in cui se tu mi freghi io ti frego di conseguenza, inneggiare alla legge del taglione e dire “se la sono cercata, ben gli sta” è sbagliato. Cedere agli istinti più bassi, anche se richiamati sempre più spesso, non è il modo corretto per affrontare il problema. Ciononostante non bisogna neanche prendere le difese degli sviluppatori, credere che l’acquisto responsabile passi esclusivamente attraverso l’informazione di terze parti (e cioè la critica videoludica), quando solo una manciata di persone la seguono assiduamente. Certo l’informazione è sacrosanta, non finirò mai di ripeterlo, è un mezzo per combattere la scorrettezza in modo efficace, tuttavia l’onestà deve essere comunque imperante, da ambo i lati. Di No Man’s Sky se ne è parlato molto, i siti di critica hanno parlato dei suoi problemi, dei dubbi e degli evidenti limiti che un team indipendente e un algoritmo procedurale potevano portare con sé. Se i videogiocatori si fossero informati la situazione sarebbe stata differente, meno fragore, meno rimborsi, meno critiche, ma la sostanza non sarebbe cambiata, le cazzate (perdonate il francesismo) degli sviluppatori non sarebbero sparite. Questo è un punto su cui non si può passare sopra, se nessuno è stato fregato non vuol dire che non ci possa essere stata una fregatura. Quando ci si lamenta e si discute lo si fa soprattutto nell’ottica di migliorare una situazione che non ci sta bene, che i giochi siano decenti al dayone (non come Batman: Arkham Knight, Quantum Break e Gears of War: Ultimate Edition su PC, ad esempio), che la si smetta con affermazioni illusorie, verità gonfiate o mancanza di rispetto in generale, è un obiettivo che molti, tra cui me, si prefiggono. Magari un bel giorno gli utenti, evoluti a tal punto da comprendere i perversi ingranaggi del marketing, cesseranno di essere vittime del fanboyismo e del preorder, ma se le società continueranno con gli attuali atteggiamenti la situazione non potrà dirsi risolta, tutt’altro.

No Man's Sky Online Logo
No Man’s Sky sarebbe dovuto essere un gioco online, solo che prima del lancio è stata cambiata idea. Sì, ma a noi quand’è che lo dite?

Ed è per questo che bisogna combattere, perché barbuti affabulatori non ci abbindolino con delle storielle, perché bollini non vengano nascosti con un adesivo prima del lancio, perché tutti gli utenti possano godere di un prodotto tecnicamente stabile e dal prezzo di mercato onesto. Perché episodi come quello di No Man’s Sky non avvengano più, senza puntare il dito contro gli sviluppatori o contro la massa, ma guardandoci intorno con coscienza ed intelligenza, dispensando critiche costruttive e mai guidate dalla rabbia. È un’utopia un mercato in cui i produttori e i fruitori possano vivere in armonia e godere di rispetto reciproco? Forse, ciò però non vuol dire che debba mancare l’impegno di tutti in direzione di questo obiettivo. Sempre tenendo alte le bandiere dell’informazione e dell’indignazione.