Data di uscita 7 marzo 2017
Genere Sparatutto tattico
Modalità di gioco Singleplayer, multiplayer (co-op)
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Ubisoft
Distribuito daCapcom Ubisoft
Versione testata PC
Cover

Ghost Recon Wildlands è un prodotto su cui Ubisoft non ha puntato moltissimo. Annunciato nel corso dell’E3 2015 e presentato come uno degli open world più vasti della casa francese, è poi sparito dai radar per molto tempo, facendo brevi comparsate solo di rado. A poche settimane dall’uscita siamo riusciti a mettere le mani sulla closed beta, e sebbene il gioco non abbia soddisfatto tutte le nostre aspettative, il suo stato di forma ci è sembrato essere più che dignitoso. Senza ombra di dubbio l’ambientazione boliviana è il piatto forte dell’intera produzione: come sempre Ubisoft ha deciso di coccolare i nostri occhi con paesaggi evocativi, monasteri solitari che si stagliano all’orizzonte, piccoli paesini diroccati e coltivazioni sterminate. In questo piccolo angolo di paradiso incastonato nella cordigliera delle Ande si muoverà la squadra Ghost, in questa occasione alle prese con i brutali narcos, i quali hanno creato un regno di terrore costruito sulla tortura, l’estorsione e l’intimidazione.

Fin dai primi momenti è evidente l’avvicinamento alla serie di Far Cry (soprattutto al terzo capitolo), nonostante l’anima da sparatutto tattico sia integra e ben visibile. In Ghost Recon Wildlans si muore molto rapidamente, e non sarà raro capitombolare a seguito di una disattenzione o ad un vero e proprio errore strategico. Intendiamoci, il fatto che si muoia molto rapidamente non ci porta a dire che il gioco sia difficile, poiché con l’oculata gestione dell’IA dei compagni di squadra o, ancora meglio, con la presenza di un team coordinato in co-op, il livello di sfida degli scontri si abbasserà drasticamente. Un problema da ricercarsi soprattutto nelle poco scaltre routine degli avversari e nella semplicità degli abbattimenti. Il primo è un difetto che Ubisoft si trascina dietro fin dall’alba dei tempi e che ha segnato in negativo numerose esperienze, per ultima proprio Watch Dogs 2, mentre il secondo non è un vero e proprio problema, quanto una conseguenza della direzione tattica e più simulativa degli scontri a fuoco. Questo connubio, che di sicuro troveremo tale anche nell’esperienza completa, ha il demerito di instradare le scaramucce in una sola direzione, quella più dirompente e fragorosa, a discapito di un approccio più felpato ed accorto. La libertà d’azione non viene intaccata direttamente: se Ghost Recon Wildlands ha un grande merito è proprio quello di lasciar decidere al giocatore come comportarsi, se attaccare un forte frontalmente e con l’utilizzo di mezzi armati, se farlo creando un diversivo oppure ispezionando l’ambiente con un drone per poi abbattere ogni forma di vita senza creare allerte. Eppure siamo sicuri che senza un reale incentivo davvero pochi giocatori spenderanno il loro tempo nella pianificazione e nell’eliminazione sistematica e silenziosa degli agguerriti narcotrafficanti. Una possibile soluzione potrebbe essere l’introduzione di particolari obiettivi secondari che premiano i più meticolosi, mentre chi rifugge qualsiasi tipo di tatticismo dovrà vedersela con nemici più numerosi e agguerriti, senza magari usufruire di alcuni bonus garantiti a chi invece ama muoversi acquattato e al riparo da sguardi indiscreti. Ovviamente questi dubbi potrebbero scomparire una volta entrati in contatto col prodotto fatto e finito, in quanto quella provata nella beta era solo una delle 21 aree disponibili, alcune delle quali molto probabilmente popolate da bande armate letali e numerose. Resta però da vedere se il crescere della letalità nelle fila nemiche sarà accompagnato da uno sviluppo del personaggio (e di tutta la squadra) bilanciato e mai troppo favorevole per il giocatore.

Ghost Recon Wildlands 3
Il gioco si esprime al massimo se affrontato con altri tre amici

Quello di cui siamo certi, invece, è che Ghost Recon Wildlands riesce a dare il meglio di se con una squadra affiatata di tre amici. Senza l’IA alleata, non molto efficace nel posizionamento e nei movimenti ma con una mira infallibile, i combattimenti acquisiscono un ulteriore plus tattico: urlare ordini in cuffia, insultare i compagni di squadra per un errore banale è il modo più divertente e gratificante per ripulire le campagne boliviane e per molti potrebbe essere l’unica ragione d’acquisto. Anche perché l’esperienza solitaria, al netto dei problemi con i nostri compagni d’arme che vi abbiamo citato prima, potrebbe essere intaccata dalla novella (ed inedita) impostazione open world, che ben si presta alla ripetitività e che inoltre mostra il fianco a delle magagne relative agli spostamenti. I mezzi di trasporto da poter utilizzare per muoversi con più rapidità nella mappa di gioco sono vari, e vanno da moto da cross monoposto fino ad elicotteri militari ben armati; purtroppo i membri del team governati dall’intelligenza artificiale non sono in grado di recuperare un veicolo e seguirci, quindi se non riusciremo a farli entrare tutti in un mezzo di trasporto ce li vedremo spawnare nelle vicinanze in continuazione, un effetto molto sgradevole, seppur inevitabile. In aggiunta a tutto ciò, il sistema di guida si è rivelato esser troppo leggero. La fisica che gestisce i mezzi di terra ci ha strappato più volte una risatina: con una motocicletta si può accelerare senza timore di cadere per pendii scoscesi, punteggiati da formazioni rocciose e ricoperti dalla vegetazione, mentre con un’automobile sarà possibile eseguire manovre improbabili ed urtare mezzi ed oggetti, senza subire conseguenze di rilievo. Sappiamo che la guida rappresenterà solo uno spicchio dell’esperienza di Ghost Recon Wildlands, nonostante ciò ci aspettiamo che Ubisoft lavori con solerzia sotto questo punto di vista, per regalarci un po’ di piacere anche da un semplice spostamento.

Ghost Recon Wildlands 2
L’ambientazione boliviana è sempre molto attraente

Quello che ha bisogno di meno rifiniture è il sistema di shooting, che abbiamo trovato soddisfacente e forte di un ottimo feedback dei colpi. Il gioco è in terza persona, ma passerà alla prima ogni volta che si utilizzerà il mirino dell’arma (anche se è possibile passare rapidamente alla visuale sulla spalla con la pressione di un tasto). Quest’ultimo potrà essere modificato insieme ad una miriade di altre caratteristiche, come la canna o l’impugnatura. La possibilità di sviluppo del personaggio e del suo equipaggiamento non si ferma qua, ad ogni livello acquisito si potranno sbloccare nuove abilità per potenziare determinate statistiche oppure per ottenere nuovo equipaggiamento. Oltre ai punti abilità, per sbloccare nuovi potenziamenti ci sarà richiesto di recuperare alcune risorse essenziali, queste si potranno ottenere con il completamento di poco ispirati incarichi secondari oppure tramite l’esplorazione delle location, segnalate con un punto interrogativo.
È proprio la struttura delle attività di contorno a preoccuparci di più, e le recenti esperienze con i giochi della casa d’oltralpe non fanno che rafforzare i nostri dubbi. Ghost Recon Wildlands sembra avere qualcosa in più rispetto ai suoi fratelli, tuttavia c’è bisogno di un ulteriore guizzo rispetto a quanto testato nella beta. Il rischio è sempre lo stesso, quello di trovarsi in presenza di un’ottima ambientazione, affascinante sia da vedere che da esplorare, ma grondante di attività poco ispirate ed eccessivamente ripetitive. Sarà necessario verificare anche la bontà della storyline: El Sueño e la sua schiera di tirapiedi sono degli antagonisti che potrebbero aver molto da dire, ma è facile che le buone potenzialità vadano in frantumi per colpa di una narrazione senza mordente ed eccessivamente frammentata. E anche di questo abbiamo avuto recenti esperienze.
Il test della beta su PC ha messo in luce molti problemi d’ottimizzazione, che ci auguriamo vengano risolti prima della release finale. Scarse prestazioni sono state registrate anche su configurazioni di tutto rispetto, strano, poiché sebbene Ghost Recon Wildlands si fregi di un colpo d’occhio gradevole, il risultato generale non giustifica di certo richieste hardware così esose. Inoltre nel corso delle nostre prove siamo incappati in un gran numero di bug, davvero tanti considerando che l’uscita non è poi così lontana nel tempo.

Ghost Recon Wildlands 1
Prima di lanciare l’attacco è sempre meglio sondare il terreno ed evidenziare eventuali minacce con l’uso del drone

Con questo articolo abbiamo deciso di metter l’accento più sui difetti che sulle caratteristiche più promettenti di Ghost Recon Wildlands, nonostante queste ultime siano state citate. Chi cerca un prodotto divertente da godersi in compagnia può però stare tranquillo, difficilmente il gioco di Ubisoft non si rivelerà valido sotto questo punto di vista. Il giocatore più esigente, d’altro canto, potrebbe urtare contro alcune criticità che son saltate fuori dalla beta e che molto probabilmente, magari con qualche limatura in più, troveranno posto anche nel gioco completo. Di certo la reinvenzione del brand Ghost Recon non segnerà la tanto agognata svolta negli open world firmati dall’azienda francese, ciò non esclude, tuttavia, che le buone idee intraviste possano rivelarsi un trampolino di lancio per un nuovo corso più fulgido. Noi questo ce lo auguriamo.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3.30Ghz
Scheda Video Nvidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5-2400S @ 2.5 GHz o AMD FX-4320 @ 4 GHz
Scheda Video NVIDIA GeForce GTX 660 / AMD R9 270X con 2GB Video RAM
Memoria 6 GB
OS Windows 7/8/8.1/10 x64