Sea of Thieves è un titolo molto interessante e coraggioso, ma fatichiamo a comprenderlo appieno, e soprattutto abbiamo forti dubbi che il progetto avrà il successo sperato.

Data di uscita Q1 2017
Genere Action, Adventure
Modalità di gioco Multiplayer, Singleplayer
Piattaforme PC, Xbox One
Sviluppato da Rare
Distribuito da Microsoft
Versione testata PC
Cover

Tra il corposo catalogo di giochi Microsoft in arrivo tra fine 2016 e inizio 2017, Sea of Thieves è forse uno dei più curiosi ed interessanti. Fin dall’annuncio abbiamo avuto difficoltà ad identificarne la vera natura e anche ora, dopo una prova durata circa una ventina di minuti, fatichiamo a capire molti aspetti della produzione. Aldilà del nome dello sviluppatore, nientepopodimeno che Rare, e della deliziosa atmosfera piratesca, il titolo sembra davvero vuoto e povero di contenuti. Speriamo che sia una nostra impressione, perché un gioco così atteso e protagonista di una campagna marketing moderatamente potente, non può certo rischiare di deludere. Ma queste sono considerazioni che faremo in seguito, ora andiamo per punti.

Sea of Thieves External 3
Cannoneggiare le imbarcazioni nemiche con perizia è importante, ma è altresì essenziale disporre di un timoniere che sa il fatto proprio. Noi durante la demo ci siamo fatti valere.

Quindici uomini sulla cassa del morto…

La demo da noi testata alla gamescom 2016 ci spingeva alla collaborazione con una ciurma di cani rognosi. Si partiva da un’isola tropicale da dove siamo salpati a bordo di un vascello con lo scopo di abbattere quelli degli altri giocatori. A controllare la situazione c’era un addetto di Microsoft che guidava le nostre mansioni e ci spiegava le meccaniche fondamentali. In primis non era presente un’interfaccia e gli unici oggetti in nostro possesso erano uno strumento musicale, un boccale di grog e delle travi di legno che servivano per riparare eventuali falle sullo scafo. Ai giocatori era relegata la gestione della nave, uno di loro doveva alzare le vele (o ammainarle), un altro doveva stare sull’albero maestro di vedetta, uno ai cannoni, uno al timone e via di questo passo. Noi abbiamo preso subito in mano la situazione e ci siamo messi al timone, mentre il resto dei giocatori si occupava degli altri settori della nave. Una volta incontrata la prima imbarcazione nemica è iniziato lo scontro, noi da bravi timonieri abbiamo cercato di dare un tiro pulito ai cannonieri, mentre nella stiva i mozzi tappavano le falle con martello e chiodi. Durante le battaglie bisognava tener d’occhio anche eventuali conformazioni rocciose ed isole, dato che esse erano forse un pericolo più grande dei giocatori stessi. Abbiamo colpito gli scogli un paio di volte, a tratti sembrava di esser attirati contro le rocce dal canto delle sirene (la cera non era purtroppo disponibile), ma forse si trattava solo di un’errata gestione dei velacci e controvelacci. Tuttavia nonostante qualche piacevole colpetto allo scafo siamo riusciti vittoriosi dagli scontri spendendo i nemici ai pesci. La sensazione che ne è scaturita era di soddisfazione e divertimento, Sea of Thieves non è un titolo simulativo, non serve essere oliati come delle macchinette per aver successo, la cooperazione sarà però necessaria per una gestione corretta ed efficiente dell’imbarcazione. Sotto questo punto di vista quindi il gioco di Rare è ben strutturato, è intrattenente se giocato con un gruppo di amici fidati e potrà farvi sbellicare dalle risate, tra fallimenti miserevoli, botte di fortuna ed imprese eroiche. Nessun problema quindi? Be’, non esattamente.

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A quanto pare ci saranno anche ciurme di pirati scheletrici ed enormi kraken. L’atmosfera da Pirati dei Caraibi c’è tutta.

…yo-ho-ho, e una bottiglia di rum!

E sì, perché i dubbi più grandi non riguardano quello che abbiamo visto, ma quello che è rimasto nascosto ai nostri occhi. Nella demo non c’era infatti un obiettivo o una missione, era lo staff di Microsoft a guidare gli utenti e a supervisionare le azioni, che altrimenti si sarebbero potute trasformare anche in una esplorazione in compagnia, senza utilizzare polvere da sparo. Se l’intenzione degli sviluppatori sarà di creare un’infrastruttura libera e in cui saranno i giocatori a creare le proprie missioni allora la strada potrebbe essere più ardua di quello che si prospetta. Innanzitutto una struttura simile è molto vulnerabile alla ripetitività, alla piattezza e alla noia (e non sono neanche i problemi peggiori) e presuppone che la community sia così diligente da compiere un dovere non imposto, cioè quello letterale di “fare il gioco”. Sea of Thieves prenderebbe così le sembianze di un grande parco divertimenti con una serie di attrazioni e possibilità, con gli utenti che salgono sulle attrazioni e contemporaneamente le fanno funzionare. Ciò implica che un gruppo di persone che vuole divertirsi ne dovrà trovare un altro che ha una concezione di divertimento compatibile con le volontà del primo team. Per fare un esempio, se quattro amici vogliono darsi alla barbara vita da pirati affondando golette dovranno trovare qualcuno che guidi una goletta. Non so a voi, ma a me sembra un tantino utopistico, sempre che poi la direzione finale del gioco sia questa qua.

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Gli sviluppatori introdurranno anche una Ghost Ship, dove i giocatori morti potranno incontrarsi e discettare amabilmente sul senso della vita.

Un’infrastruttura del genere, inoltre, necessita non tanto di una grossa “quantità” di giocatori, ma di “qualità” dell’utenza, e per qualità intendiamo persone perfettamente consce della natura del gioco e che agiscono di conseguenza. È perciò importante portare avanti una campagna marketing chiara ed onesta (non come avvenuto con No Man’s Sky, ad esempio), senza imbellire il gioco con grosse menzogne o omissioni. Cosa che fino a questo momento non è avvenuta, abbiamo bisogno di chiarezza e di capire cos’è veramente Sea of Thieves, perché fino ad ora possiamo basarci solo su supposizioni confuse ed impressioni dopo un provato.
Il nostro interesse non è comunque calato (anzi forse e persino aumentato), l’atmosfera piratesca ci piace, anche l’audacia degli sviluppatori ci ispira, c’è bisogno però di qualcosa in più per far sì che il gioco non sia solo un ardimentoso progetto, ma un ardimentoso progetto di successo. Le nostre confuse idee dipingono il progetto di Rare come un’utopia, un tentativo che potrebbe essere soffocato dalla troppa libertà concessa e dall’eccessivo affidamento sulla community. Perché alcuni spunti buoni ci sono, e i divertenti combattimenti navali in squadra ne sono la testimonianza.