Abbiamo passato venti, intensi, minuti con la demo del gioco di Incandescent Imaging.

Data di uscita Q3 2015
Genere Horror, Adventure
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Incandescent Imaging
Distribuito da Incandescent Imaging
Versione testata PC
cover

Caffeina, uno stimolante del sistema nervoso centrale. Si tratta della droga psicoattiva più consumata al mondo, ma a differenza di molte altre sostanze psicoattive, è legale e non regolamentata in quasi tutte le parti della Terra.

In un futuro non troppo lontano l’umanità ha sviluppato una forte dipendenza da caffeina, per soddisfare le sempre crescenti richieste diverse corporazioni hanno fatto costruire delle stazioni spaziali orbitanti in grado di recuperare minerali utili per la creazione di una caffeina sintetica. In una di queste stazioni, però, qualcosa va storto, tutto sembra deserto ed ammantato da uno strano alone di mistero, post-it e audiomessaggi parlano di misteriosi avvenimenti e ci ricordano una vita che, apparentemente, non c’è più. La colpa sembrerebbe essere di una molecola mutata della caffeina, la stessa che ritroviamo raffigurata su una lavagna illuminata dalla spettrale luce della nostra torcia baluginante.

Caffeinte Anteprima (3)

Alien sotto psicoattivi

Si chiama Incandescent Imaging il promettente studio di sviluppo dietro al quale si nasconde Dylan Browne, unico sviluppatore di Caffeine che, come sicuramente saprete se siete appassionati dell’orrore sci-fi, è un survival horror ispirato fortemente alle atmosfere di Alien: Isolation e Amnesia con una spruzzatina di puzzle ambientali, che non fa mai male. Il ragazzo è riuscito ad ammaliare quella fetta di gamer che cercano avventure più di nicchia in cui l’atmosfera la fa da padrone, tra i quali rientro anch’io, grazie a una serie di video che sfoggiavano atmosfere opprimenti e cupe, illuminate da fioche luci di emergenza. Se qualche giorno fa avessi dovuto descrivere con una sola parola Caffeine avrei detto ad occhi chiusi “atmosfera“, ed è esattamente quello che ripeterei ora dopo aver testato la breve demo messa a disposizione l’8 agosto dallo sviluppatore australiano.
Scaricato l’eseguibile da Steam (circa 2 GB) sono rimasto colpito: la demo ci permetteva di giocare circa 25 minuti tratti dalla versione alpha, e seppure il colpo d’occhio risultava molto gradevole, lo stato era piuttosto arretrato considerando che, a detta dello sviluppatore, il titolo dovrebbe vedere la luce entro la fine di quest’anno. Il gioco era avviabile esclusivamente in finestra e ad una imprecisata risoluzione (forse 1600×900) mostrando, anche in questo caso, dei problemi di stabilità ed un framerate piuttosto basso a dimostrazione che c’è molto lavoro da fare sull’ottimizzazione, mentre sul versante squisitamente relativo alla grafica il livello raggiunto è buono. Spicca soprattutto il comparto luci ed ombre, che si ispira chiaramente all’horror di Creative Assembly, come è anche buona la gestione dei fumi volumetrici, tutto gestito dall’Unreal Engine 4. L’acqua, invece, è apparsa poco convincente e troppo “plasticosa”, in particolare nella sezione finale dove si doveva contenere un allagamento.
A questo punto vi chiederete perché sono stato così duro con un gioco che è palesemente in uno stato embrionale e sul quale c’è ancora tanto da smanettare. Vi devo confessare che non immaginavo uno stato così arretrato dello sviluppo, sempre che quella messa a nostra disposizione sia una delle ultime versioni, e sgusciando tra i cunicoli della stazione ho maturato un dubbio: “ce la farà?“. Intendiamoci, Incandescent Imaging è uno studio composto da una sola persona e Caffeine è un gioco che deve uscire entro fine anno, fate due conti e capirete che i tempi sono molto stretti e il pericolo di una caduta di stile dovuta alla mancanza di tempo è dietro l’angolo. Qualcosa è cambiato una volta arrivati al termine della breve versione di dimostrazione: su uno sfondo nero campeggiava la frase “l’obiettivo attuale è di pubblicare il primo episodio dell’avventura entro fine anno”, un’avventura episodica quindi, probabilmente una scelta dovuta alla complessità dei lavori e del lungo tempo per portarli a termine. E la mia faccia aveva già assunto l’espressione di un cinghiale in procinto di diventare spezzatino.

Caffeinte Anteprima (2)

Il Caffè della Peppina

Tralasciamo ora la mia insofferenza nei confronti delle avventure episodiche e ogni tipo di elemento riferito specificatamente al comparto tecnico per focalizzarci su quello narrativo, che ad una prima occhiata sembra ben ideato e misterioso al punto giusto. Non ci viene spiegato nulla, non sappiamo chi siamo, né perché la stazione spaziale in cui ci troviamo è deserta. Sta a noi ricostruire i fatti accaduti scoprendo la storia del posto tramite annunci affissi ai muri, avvisi di manutenzione e audiodiari i quali, con toni molto criptici, ci danno un’idea approssimativa delle vicende.
È interessante, inoltre, fare caso al punto di vista del personaggio che interpretiamo. La telecamera è posizionata molto in basso e ciò ci fa pensare ad un nano o ad un bambino, è su quest’ultimo che scommettiamo, e puntiamo molto anche sul fatto che il nostro alter ego potrebbe aver maturato una resistenza alla caffeina o non aver mai sviluppato una dipendenza, l’unica creatura, indifesa come Ellen Ripley, in grado di portare un po’ di luce nei condotti claustrofobici della stazione.
Dopo il test della demo siamo rimasti all’oscuro (e siamo in tema) di come sarà integrato il sistema di enigmi all’interno del gioco. Di gameplay vero e proprio ce n’era veramente poco e l’unico oggetto con cui siamo entrati in un rapporto di amore/odio è stata la torcia malfunzionante a nostra disposizione, che ci permetteva di orientarci a singhiozzi per la stazione spaziale.

Caffeinte Anteprima (1)

Commento

Quelli spesi con Caffeine sono stati venti minuti intensi. Non è bastata l’evidente arretratezza della versione testata e la quasi inconsistenza del “giocato” vero e proprio a far crollare le nostre aspettative su un gioco che si prospetta essere molto promettente e in grado di aprirsi un varco nel panorama degli horror fantascientifici. Anche se forse non si è percepito troppo dall’articolo, ho apprezzato il lavoro di Dylan Browne e attendo altre notizie, magari anche altre versioni dimostrative. Sono un po’ stanco, vado a prendermi un caffè.